
Preciso come un esattore ad esigere il debito, anche quest'anno, è arrivato Sanremo. Gli appassionati di Musica, avevano già programmato per quella settimane riunioni segrete, per ascoltare i loro CD preferiti, preservando il loro prezioso udito, dal suono stridente e lacerante, della manifestazione canora più amata dagli italiani.
Ma qualche giorno prima dell'inizio delle ostilità, una notizia sconvolge il nocciolo duro dei veri appassionati: BRUCE SPINGSTEEN suonerà un pezzo dal vivo, The Gost of Tom Joad sul floreale palco dell'Ariston. Molti di noi avranno imprecato, al pensiero di una così gustosa pietanza, sprecata per una platea affamata di ben altra accozzaglia. Ma tant'è, l'evento era troppo unico e irripetibile, per non esserci. E così, la sera di martedì 20 Febbraio 1996, inforcata la cuffia stereo, ci apprestiamo ad ascoltare le heart destinations words, e il nostro cuore è pronto a riceverle. Sopportiamo con fastidio la presentazione, gli elogi, la falsa ammirazione;
poi il silenzio, il buio e l'uomo con la chitarra, trappa ad essa ed all'armonica le prime, dolorose note e, le nostre incredule orecchie, ascoltano le parole della poesia dell'America di oggi, di quella forse sempre più nascosta, più marginale nella Darknes on the edge of town. Il significato di quelle parole, per la prima volta, scorrono davanti agli occhi di persone, che forse non avrebbe mai, altrimenti, capito. Le note acustiche scatenano una sequenza di brividi, di immagini, di sensazioni e, per incanto, si materializza anche accanto alle anime pure, provate dal dolore, il fantasma di Tom Joad, evanescente compagno, prova concreta del fallimento, dell'abisso della solitudine, dell'abbandono sociale.
Parole dure, rivolte a cuori che, comunque, lo sono di più; disperse sul palco che, da quel momento in poi, echeggierà di futilità e studiati amori, ad arricchire la già vuota anima delle persone.
Torna a Home PageTesto di Diana Vincenzo max@mailbox.media.it
(C) 1996