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Per meglio capire l'essenza del pensiero di Bruce Springsteen, e cosi' anche i suoi testi, si puo' far riferimento ad alcune opere letterarie, che in qualche modo hanno contribuito al formarsi del suo modo di pensare. Sicuramente una grande influenza ha avuto Kerouak e l'insieme della sua filosofia e delle sue opere, rappresentative di un'era ben precisa della generazione giovanile americana del suo periodo. La "beat generation", come fu' battezzata, fa' da sfondo alla generazione a cui Springsteen appartiene ed e' ancora presente nei primi anni '70, quando la fulgida carriera del Boss ha inizio. Ma il pensiero ha cominciato a formarsi da prima, dai piccoli club in cui si guadagnava da vivere suonando con la sua band, dalla partenza della sua famiglia per la California, dalla decisione di restare nel New Jersey, e trovare qui' le sue motivazioni e le sue intuizioni sulla vita. Springsteen, in un'intervista, ha dichiarato di non essere vissuto in un ambiente acculturato, quindi poco influenzato dalle nuove idee, in una specie di serbatoio di tradizioni. Qui si forma il concetto, come per Kerouak, di stare sulla strada, "on the road" per cercare, non si sa' bene dove, come e quando, ma e' meglio che subire passivamente quello che la societa' ti vuole imporre di essere, cercare di uscire con il corpo e con la mente dalle "backlands", i bassifondi della citta', che non rappresentano solamente le zone basse periferiche, ma anche la ghettizzazione del pensiero e della mancanza di liberta', quel senso di soffocamento che coglie coloro che vivono sulla linea che delimita la "Darkness on the Edge of Town", annaspando alla ricerca di una terza alternativa. La famosa "Promised Land", la Terra Promessa. Il pensiero che la vita, per il fatto stesso di esistere, ti promette un qualcosa che ti spetterebbe di diritto, ma che poi non trovi nella realta' di tutti i giorni e pensi che deve essere da qualche parte, in qualche posto, se non e' qui. E Bruce Springsteen e' partito alla ricerca, di se stesso, della terra promessa , della ragione della vita. Il racconto epico di questo viaggio, e' la parte migliore di Springsteen, che da vero artista, coglie i suoi stati d'animo e le sue emozioni, ma anche la "ordinary people" che come lui e' sulla strada, o che non ha ancora trovato il coraggio per partire, tutte le storie hanno un significato, ogni personaggio merita di essere raccontato, per Springsteen e' la cosa piu' importante; dare la voce all'uomo che non parla e di cui gli altri non trovano interessante parlare. I vari Scott, Jhonny, Jim, Mary, Patrolman, Spanish Jhonny, e la miriade di altri personaggi che popolano il mondo, purtroppo troppo reale per essere inventato, di Springsteen; e' forse questa la ragione del successo del Boss; l'esclamazione di Thunder Road:"Hey that's me!", riferendosi alla canzone della radio, ovvero "quello sono io", la maggior parte del pubblico del Boss l'ha esclamato almeno una volta. Come non ricoscersi in alcune di queste frasi:

"Sei nato senza niente/ ed e' meglio cosi'/ perche' appena ai qualcosa, mandano/ qualcuno per cercare di/ portartela via." (Something In The Night-Darkness On The Edge of Town, 1978);

"Lavori dalle nove alle cinque/ e in qualche modo riesci a/ sopravvivere/ fino alla notte/ E' un inferno, tutto il giorno/ ti fanno scoppiare" (Night-Born to Run, 1975);


"Alla fine della giornata grida il/ fischio della fabbrica./ Gli uomini escono da quei cancelli/ con la morte negli occhi.(...)E' vita di lavoro, nient'altro che/ vita di lavoro" (Factory-Darkness On The Edge of Town, 1978);


"E come ti rendi conto di come/ ti hanno giocato questa volta/ e che sono tutte bugie, ti rendi/ anche conto che sei imprigionato/ nel filo spinato" (Streets of Fire-Darkness On The Edge of Town, 1978);


"Oltre il Palace i motori rombano al minimo/ lungo il boulevard/ Le ragazze si aggiustano i capelli negli/ specchietti retrovisori/ E i ragazzi provano i loro sguardo da duri/ Il luna-park si staglia alto e solenne/ I ragazzi si ranicchiano sulla spiaggia/ nella foschia"(Born To Run-Idem, 1975);


"Per quanto mi riguarda/ sono stanco, stanco/ di essere un perdente" (Atlantic City-Nebraska, 1982).


Non bisogna essere nati negli State per esclamare "Hey, that's me!". Il mondo funziona uguale dappertutto. Ed e' un vero peccato, che non sia possibile cambiarlo. E forse anche Spingsteen lo sapeva: "Un sogno che non si avvera/ e' una menzogna/ o e' qualcosa di peggio/ che mi manda giu' al fiume/ nonostante io sappia che il fiume/ e' secco."(The River-Idem, 1980). Ma non e' forse la speranza, il sogno di un futuro migliore, il motore che fa girare il mondo? Anche per Springsteen e' arrivato il giorno in cui i sogni si sono infranti, la strada ha raggiunto un ponte interrotto, non si puo' piu' proseguire. Con The Gost of Tom Joad, Bruce ha cominciato a guardarsi nuovamente intorno, sul ciglio di quel ponte, a vedere le nuove storie e i nuovi personaggi, quelli che hanno fatto la strada insieme a lui. Nuove storie e nuovi personaggi da descrivere ancora piu' profondamente, con amarezza, con pochi mezzi. Perche', nel frattempo, le cose non sono migliorate affatto, anzi, vanno peggio. Bisogna dare ancora piu' voce agli abitanti dei Backlands, sempre piu' "bassi", e della Darkness on the edge of town, la zona buia della citta, sempre piu' buia. E quale miglior modo di farsi sentire, se non parlando sottovoce?




Testo di Diana Vincenzo - max@mailbox.media.ithome

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